Umiliazioni

Per molti, siano essi Dominanti o dominati, l’umiliazione è sostanzialmente il pissing, lo spanking o il gettare sul corpo nudo della schiava una banconota trattando la propria sottomessa come una semplice meretrice, o umiliandola in pubblico nei modi più disparati o in privato privandola di questa o di quest’altra situazione. Quindi l’umiliazione è una forma, più o meno forte, di privazione sensoriale, fisica e mentale.

Partiamo dal presupposto che l’umiliazione, quella vera, avviene tra dominante e dominata che sono “uniti” da diverso tempo e che pertanto seguono un discorso dove la temporalità è stato ed è il cemento del rapporto.Quando questo avviene si instaura tra i due una forma di mutua convivenza dove le esperienze, la molteplicità delle sensazioni e il contatto fisico e mentale formano una unione forte.Pertanto la privazione momentanea di questa forma di sussistenza genera dolore, un dolore forte che difficilmente è spiegabile da coloro che ne sono presi.

Ma come avviene la privazione? La perdita di questo stato avviene per l’indifferenza, il disinteresse da parte del padrone verso la schiava. Una schiava educata ad essere l’oggetto, nel bene e nel male, del padrone che si trova senza questo status di appartenenza è priva di ogni propria ragione “esistenziale” e quindi il suo scopo viene meno.

Ecco quindi che l’indifferenza e il disinteresse del padrone verso la propria schiava genera una forte senso di umiliazione che è tanto forte quanto è forte la loro unione.

Reale Maestro 

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Schiava Annalisa – La scoperta (1 parte)

Si tratta delle vicende, reali, di una delle schiave del Reale Maestro. Annalisa (nome immaginario) é il suo percorso di schiava dalla scoperta, all’accettazione, all’incontro, all’apprendistato sino alla consacrazione di vera schiava da parte del Reale Maestro.

Annalisa è una donna di 40 anni, felicemente sposata con tre figli che ama e accudisce come una brava mamma. Una donna con le proprie peculiarità, con i propri difetti, con i problemi quotidiani derivanti dalla vita familiare e sociale. La vita di Annalisa è sempre stata divisa tra la famiglia, la casa, alcune amiche, le uscite domenicali con marito e l’hobby della letteratura.

Una vita, quindi un’esistenza, tranquilla e comune che non aveva né alti né bassi e che non aveva, soprattutto, necessità di animarsi in quanto contenta dello status conquistato. Ma non pensava che quella sua condizione, di lì a poco, sarebbe stata sconvolta da un qualcosa, da una scintilla che ancora oggi, divenuta schiava, non comprende appieno. 

 Da diverso tempo stava sperimentando situazioni nuove, strane, inusuali che non capiva ma che per contro le portavano una trepidazione, un forte senso di distacco dalla realtà, un dolore al ventre che nulla aveva a che fare con un malanno fisico. Sentiva di non essere più lei, o comunque si rendeva conto che qualcosa nella sua mente, qualcosa di strano, stava prendendo piede come una gramigna che prende possesso di un muro inerme.

Annalisa voleva capire e comprendere cosa le stava accadendo, ma non sapeva come fare e cosa fare.Quelle strane sensazioni che adesso l’attanagliavano, di giorno in giorno e di momento in momento, aumentavano sino ad imprigionarla in una gabbia; luogo che non aveva chiavi per poter uscire e quindi comprendere.

I giorni, le settimane e i mesi passavano lente come le acque di un fiume calmo. Sino a quando un giorno… le urla di un vicino di casa verso la moglie, in una delle comuni litigate tra coniugi che di frequente accadevano, l’aveva fatta sobbalzare e le aveva dato un brivido lungo la schiena.

Una sensazione, tremendamente elettrizzante, che mai aveva provato prima in passato quando i coniugi avevano bisticciato tra di loro. Quel misto di paura, di stato di agitazione e di sottomissione le stringevano il corpo e le mente che, ora, si librava libera di provare sensazioni nuove.Voleva essere al posto di quella donna, della vicina di casa, che stava soccombendo sotto le parole del marito che l’apostrofava con epiteti poco piacevoli.

Ogni qualvolta che i vicini litigavano, Annalisa, in cuor suo, parteggiava per la donna sperando che prima o poi si facesse rivalere, ma ora stranamente si voleva trovare nei suoi panni e assorbire, come una spugna, tutta quella rabbia del marito. Si vergognava di se, si vergognava di quello che provava, si vergognava di quello che il suo corpo le stava dicendo. Ma cosa il corpo e la mente comunicavano alla povera, impaurita ed eccitata Annalisa? Sottomissione! Sottomissione completa e senza vincoli di sorta.

Annalisa, terminata il “bisticcio” tra i coniugi, si era resa conto che la sottomissione, o meglio la ricerca di questa situazione, era quell’insieme di sensazioni che sentiva da diverso tempo pervadere mente e corpo. Servirono due giorni di meditazione, dopo il termine del bisticcio coniugale dei vicini, per rendersi conto che si sentiva bene, si sentiva appagata nell’immaginarsi sottomessa e priva di ogni forma di difesa alla mercé di qualcuno.   

Scoprire e comprendere quello che le stava accadendo non era stato affatto semplice, ma ora era un dato di fatto incontrovertibile.

 Reale Maestro  - reale_maestro@libero.it